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APPUNTI DI VIAGGIO : IL FIGLIO DI CHANGO'

Riceviamo e pubblichiamo questa storia, frutto degli appunti di viaggio fatti nell'ottobre 2012 dall'amico Massimo Busciolano :

Erano le 5 e mezza del pomeriggio quando Crisantos, Santos per gli amici, ci salutava per andare a casa, dopo una giornata di lavoro.

Santos è uno dei torcedor più bravi al mondo, quelli appartenenti alla vecchia scuola del 1965, come Cueto e Milagro.

Lo salutai con una stretta di mano, mentre tenevo nell’altra un suo Canonazo. Un sigaro perfetto. Ottimo il sapore come il tiraggio.

 

 

Accompagnai con lo sguardo Santos, fino a quando lo vidi salire sul suo carro, una vecchia auto americana rossa che montava pneumatici stile Fast & Furious.

Rimasi alla Casa del Tabaco a gustarmi il puro in compagnia di Andrew, un giovane collega di Santos. Ci divulgammo sugli uomini che fumano sigari cubani, sulla produzione, sull’età del sigaro.

All’improvviso fuori divenne notte. Pesanti nuvoloni grigi oscurarono il cielo. Andrew con sicurezza sentenziò, tranquillo Massimo, non verrà a piovere. Sia stramaledetto!!!

Erano le avvisaglie di quello che sarà poi noto come l’uragano Sandy.

Verso le 7 e trenta della sera mi congedai da Andrew, non prima di aver finito di fumare un altro sigaro di Santos, questa volta un Corona, ancora più buono del Canonazo.

Con calma mi diressi al Melia Habana Hotel a prendere un taxi che mi riportasse a Vedado.

Il cielo si faceva sempre più scuro, il vento aumentava di intensità. Arrivato a destinazione, diedi i canonici 5 CUC al tassista e salii in camera per una doccia in previsione della cena.

Finito la doccia, mi affacciai alla finestra della mia camera al 19° piano e vidi che scendevano secchiate d’acqua. L’oceano straripava lungo il Malecon. Acqua usciva dai tombini come se fossero dei geyser . Il vento soffiava sempre più forte. Maledetto Adrew.

Scelsi un robusto e scesi nella hall dell’albergo. Sicuro che passata un’ora la tempesta fosse passata. Succede sempre cosi ai Caraibi.

Mi avvicinai al bancone del bar del hotel e chiesi un Havana 7 senza ghiaccio. Accesi il robusto. Mi sedetti spalle alla hall con il viso rivolto verso la grande vetrata che dava sul Malecon. Volevo gustarmi lo spettacolo.

Il robusto tirava regolarmente e si abbinava bene con l’Havana 7. Poi feci una riflessione. Tabacco e rum sono infatti i doni che i fedeli cubani offrono ai loro santi. Volsi lo sguardo al mare in tempesta, alla potenza delle sue onde. Quindi decisi di offrire quella bevuta e quella fumata a Changò, dio del fuoco e della guerra; virile e sensuale; uno con le palle insomma.

Preso dalla mia improvvisa vocazione per la Santeria, dimenticai una cosa fondamentale. Non avevo cenato. Quindi mi affievolii come un fiammifero col passare del tempo, sotto le bordate del sigaro e del rum. Tra le onde mi appariva danzando Changò, col suo vestito rosso e bianco.

Fuori la tempesta continuava incessante. Non era il caso di uscire anche perché in quello stato, il vento mi avrebbe portato direttamente sul faro de El Morro. Presi la decisione più saggia che potessi prendere. Finito l’offerta al santo, mi indirizzai verso gli ascensori. Un letto mi stava aspettando. Guardai l’orologio, segnava le 23. L’unica volta che andai a dormire presto.

Quella notte, di sicuro, non ero figlio di Changò.

 

 

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Domenica, Maggio 26, 2019

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