Translation

Italian Chinese (Simplified) English French German Greek Japanese Portuguese Russian Spanish

Articoli

UNA SERATA INDIMENTICABILE

Venerdi otto febbraio, dopo aver cenato al Melia Cohiba, chiamai un taxi e me ne andai al Nacional...

Era una serata fantastica, di quelle che sai bene che te le ricorderai per tutta la vita. Camminando lentamente sulla guida in pietra del giardino del hotel, alzai lo sguardo al cielo. Stanotte ci sono tutte le stelle del firmamento, pensai. Mi diressi fino all’estremità del giardino, dove lo sguardo cade sul Malecon.

Tutta L’Avana era li, lungo il muro che costeggia l’oceano. Sorrisi al buio.

Mi girai e andai al tavolino che distava un paio di metri da dove ero. Il cameriere arrivò presto. Gli chiesi di portarmi il miglior mojito de l’Avana.

Mentre attendevo il mojito, presi un robusto dalla tasca della mia giacca. Era perfetto. Di colore maduro.

Ricordava il colore della pelle di una habanera, bella come una regina d’Africa. Ma più simpatica.

Annusai il sigaro. Che aroma sprigionava da spento.

Presi il taglia sigaro per ghigliottinare la testa. Lo accesi. Puff. Una ricca boccata di fumo si adagiò sul mio palato. Che goduria!

Il mojito arrivò subito dopo. Tolsi con le dita almeno quattro cubetti di ghiaccio, lasciandone tre. Chissà mai perché ne mettono cosi tanti.

E’ tradizione, pensai. Tutte le volte che vado a L’Avana, bevo un mojito e fumo un puro al giardino del Nacional. Che binomio.

Lentamente fumai e lentamente bevvi. Il cielo era acceso di stelle. La mia immaginazione andò alle serate romane, quelle che rimango a casa, distrattamente davanti ad una tv. Serate nelle quali immaginavo di essere a Cuba, al giardino del Nacional. Ed ora, ero li.

Una ricca boccata al robusto sottolineò i miei pensieri. Gli occhi andavano dal Malecon al cielo stellato, andando a cercare il faro della forteleza de El Morro.

Il mojito era finito. Il puro no. Era ora di fare due passi. Cosi mi diressi sempre più lentamente, verso la Baraca, ristorantino tipico della comida cubana. Lo superai, andando sotto il patio dell’albergo. Presi il corridoio esterno. Un cartellone recitava che quella sera, nella sala accanto, era possibile ascoltare i migliori interpreti della musica cubana. Ma perché venivo a saperlo sempre troppo tardi? Se lo avessi saputo prima, di sicuro avrei partecipato alla serata.

Mentre riflettevo su quanto fossi stupido ad ignorare gli avvisi pubblicitari di quel calibro, guardai dentro una porta che doveva essere il dietro le quinte del palco. Mentre portavo il sigaro alle labbra i miei occhi incrociarono quelli di una leggenda vivente. Omara Portuondo. Le sorrisi e lei contraccambiò distogliendo subito lo sguardo.

Diedi una ricca boccata al sigaro e ripresi a camminare lentamente per il patio del Nacional. Fischiando “Besame mucho”.

Latest Tweets

Unable to get latest tweets at this time.

Newsletter

Cerca nel sito

Domenica, Maggio 26, 2019

Comunicazione ai sensi dir. 2009/136/CE: questo sito utilizza cookies tecnici anche di terze parti. L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser. privacy policy To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information