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APERTURA CUBA-USA : CHE NE SARA' DEI NOSTRI AMATI SIGARI ?

In questi giorni giornali, radio e televisioni hanno parlato tantissimo dell'apertura al dialogo (e non solo) tra la nostra "terra promessa" e gli Stati Uniti. Anche siti, blog e forum hanno dato tanto spazio alla notizia ... vi riportiamo qualche articolo che riteniamo interessante ma in particolar modo cosa pensano quattro dei più importanti cultori del sigaro cubano in Italia.

Abbiamo scelto un "lancio d'agenzia", una "vignetta" ed un "articolo" ... iniziamo con l'agenzia "adnkronos" :

Pace fra Washington e l'Avana, entusiasmo fra gli americani fumatori di sigari

Il disgelo fra Cuba e gli Stati Uniti ha entusiasmato gli americani fumatori di sigari. Nei caffè e i ristoranti di Washington non si è parlato d'altro fra i politici, i lobbysti e gli uomini d'affari riuniti per la pausa pranzo o la pausa caffè. Per per ogni buon fumatore di sigaro, passione prevalentemente maschile, il profumo dei Cohiba, gli Upmann e i Montecristo è un richiamo irresistibile, che ora sembra più a portata di mano.

Molti hanno rievocato la storia, mai verificata, che il presidente John Kennedy si fosse assicurato una scorta di un migliaio di sigari prima di decidere l'embargo contro Cuba. Da allora a Washington il sigaro cubano è stato un privilegio nascosto di chi aveva un amico che era potuto andare all'Avana o l'ambito regalo di qualche ambasciata. Mentre non mancavano nei negozi per fumatori sigari "in stile cubano" o con tabacco spacciato come originato da "semi cubani".

In concreto la normalizzazione dei rapporti con Cuba non significa la fine immediata dell'embargo. Tuttavia appena verranno sollevate nelle prossime settimane le restrizioni ai viaggi verso Cuba, sarà permesso far entrare negli Stati Uniti fino a 100 dollari di tabacco e alcool. "Per i fumatori di sigari c'è la promessa di qualcosa di grande in arrivo", ha commentato entusiasta il magazine americano "Cigar afficionado".

... come vignetta abbiamo scelto quella apparsa sul più letto quotidiano nazionale :

... e per finire questo bellissimo articolo, scritto magistralmente da quell'eccellente "penna" di Gianni RIOTTA :

Cuba e gli Stati Uniti : Sono i politici di nuova generazione, tra cui i repubblicani Ted Cruz e Marco Rubio (in odore di Casa Bianca) a rivendicare il Dna cubano, con lo stesso orgoglio con cui si accende un Cohiba o un Trinidad.

di GIANNI RIOTTA

Ogni venerdì, dal tabaccaio di New York La Concha, sulla VI Avenue, detta sulle guide Avenue of The Americas, perché agli angoli pendono gli stemmi di tutti gli stati americani, arriva il sigaraio cubano. È un omino piccolo, scuro in volto, molto simpatico, che apre in vetrina un suo minuscolo desco di legno, stende le foglie di tabacco, larghe, umide, aromatiche, e comincia a confezionare sigari. Con poche parole, narra la sua storia, nato a Cuba, poi emigrato come tanti dalla rivoluzione di Castro 1959, e ora sigaraio, usando tabacco coltivato nella Repubblica Dominicana “da semi cubani”.

Lo guardo spesso, intento alla sua fatica, in una metropoli dove il sindaco businessman Bloomberg proibisce perfino di fumare nei parchi pubblici, con i clienti di La Concha addossati uno ad aspirare sigari come Carbonari ribelli. La leggenda ricorda le ragazze cubane che rollavano le foglie sulla coscia nuda, con un brivido di erotismo che glissava sulla fatica pesante delle operaie. Nella routine dell’artigiano rivedete quei gesti, le foglie interne che fanno da nucleo del sigaro, le più morbide e innervate a rifinire l’involucro. Il sigaro La Concha è più scuro di un cubano tradizionale, ma nel formato Robusto (cinque pollici, circa 15 centimetri) il solo che ormai a Manhattan possa fumarsi d’inverno senza gelare (un Robusto brucia per una trentina di minuti) è splendido.

Ma a farmi ammirare il sigaraio cubano della Sesta Avenue non è il gusto per i “puros” i sigari cubani. È la sua strenua lotta per l’identità. Via dall’Avana, via da Cuba, perduti la barba e il basco trade mark alla Rivoluzione, è il sigaro “da semi cubani” il suo richiamo alla Patria. Patria o Muerte, Venceremos, Hasta la Victoria Siempre, gli slogan frusti della lontana utopia castrista, resi una maschera grottesca da decenni di repressione, carcere speciale, povertà, subalternità ai regimi peggiori, dall’Urss al Venezuela, prostituzione dilagante, si riscattano per lui nel fumo azzurrino di un sigaro.

Non cubano no, che l’embargo imposto dal presidente John F. Kennedy nel 1962, non lo permette, né di contrabbando, come quelli che innumerevoli manager, diplomatici e politici “smuggle”, introducono di soppiatto negli Stati Uniti. No, un sigaro cubano “di seme”, di storia, tradizione, Dna, amore. I cubano-americani sono meno pronti di eredi di altre etnie a rivendicare il patrimonio passato, come se la trincea fosse sempre aperta sul mare azzurro tra Florida e Varadero, che i balseros, i dannati delle zattere sfidano, a rischio di squali, sognando l’asilo politico a Miami. I tedeschi sono fieri del generale Schwarzkopf, gli svedesi del senatore Mondale, gli italiani del governatore Cuomo, gli ebrei di Woody Allen, gli africani del jazz, da Armstrong a Marsalis, i Wasp del rigore di Bush padre, gli irlandesi del calore di Kennedy e Bush, i francesi del fascino della Jacqueline Kennedy Bouvier. Ma i cubani? Chi ricorda che il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, il re del cool Sammy Davis junior, le stelle dello spettacolo Gloria Estefan, Andy Garcia, Eva Mendes, Pitbull, Cameron Diaz, Desi Arnaz, l’asso del baseball Jose Canseco, hanno sangue cubano? Pochi. Sono i politici di nuova generazione, tra cui i repubblicani Ted Cruz e Marco Rubio (in odore di Casa Bianca) a rivendicare il Dna cubano, con lo stesso orgoglio con cui si accende un Cohiba o un Trinidad.

Malgrado certi titoli enfatici e scorretti in Italia (ma che fine hanno fatto le scuole e i manuali del buon giornalismo?) l’embargo Usa non è caduto contro Cuba. Tocca al Congresso –a maggioranza repubblicana sia alla Camera che al Senato- eliminarlo, e l’azione del Presidente per ora apre solo la strada. Resta vietato portare sigari cubani da qualunque paese, se introducessi due Cohibas dall’Italia il doganiere potrebbe ancora sequestrarli. Per capire davvero cosa succede consultate il sito della rivista Cigar Aficionado www.cigaraficionado.com che ha parlato con gli esperti del Ministero del Tesoro: Obama permette di portare fino a 100 dollari in sigari a chi viaggia da Cuba agli Stati Uniti, ma poiché nessuna scatola da 25 sigari –confezione standard- ha quel prezzo, non resta che comprare sigari sfusi o del mercato nero, spesso falsi imbottiti di segatura o polveraccia di scarti di tabacco tritati. E allora? E allora fino a che la battaglia al Congresso non sarà conclusa con l’addio all’embargo, non resta che aspirare ai sigari La Concha da “semi cubani”, rollati dal sigaraio silenzioso, e fumati nell’ultimo parco di New York che ancora lo permette. Quale? Non posso dirlo in pubblico, in attesa del via libera a dei veri sigari cubani negli Usa scrivetemi www.riotta.it o twitter @riotta per l’indirizzo: El Pueblo Fumador Unido Jamás Será Vencido.

Ma ora veniamo a noi ... come premesso abbiamo scelto quattro dei più grandi esperti di sigari italiani e gli abbiamo fatto quattro domande ... considerate che non avendo "la palla di cristallo" le risposte sono semplici considerazioni personali per quello che "potrebbe" accadere ... ora leggete le loro risposte :

Domanda - Cuba e gli USA hanno iniziato ad aprire le frontiere … pensi che per noi appassionati italiani questo inciderà per l’approvvigionamento dei nostri amati sigari avana ?

Risposta Francesco MINETTI - Ritengo che per gli appassionati italiani non cambierà molto, questo grazie alla cultura diffusa portata dal movimento del Cigar Club e dall’ottimo lavoro svolto da Diadema nel corso di questi ultimi 15 anni. Oramai le tabaccherie italiane sono un punto di riferimento e la qualità da loro proposta è indiscutibile.

Risposta Luigi FERRI - Da domani avremo tutti a che fare con la caduta dell'embargo, ma - secondo me - non nel breve periodo, anche perché da un punto di vista politico Obama dovrà superare delle forti opposizioni interne. E' prevedibile però che, se il processo di normalizzazione andrà avanti, potrebbero verificarsi dei problemi di approvvigionamento; meno gravi tuttavia di quelli che si potrebbe pensare se la programmazione produttiva di Cuba sarà gestita con oculatezza.

Risposta Salvatore PARISI - Alla fine penso di no … Cuba potrebbe produrre molto di più di quanto produce. Tra l'altro negli anni passati alcuni terreni dove si coltivava tabacco sono stati convertiti in terreni per altre coltivazioni visto che la produzione del tabacco era in eccedenza. Tra l'altro con un'eventuale fine dell'embargo potendo importare nuovi macchinari le produzioni potrebbero aumentare senza perdere di qualità.

Risposta Nicola PILEGGI - Non credo almeno nell'immediatezza non ci saranno ripercussioni, per ora solo i turisti americani potranno acquistare sigari la esportazione deve essere votata da un parlamento a maggioranza repubblicana e può darsi che agli annunci non seguano poi i provvedimenti. Sindrome nota a certi politici di casa nostra.

- Francesco MINETTI -

Domanda - C’è il rischio che si inizi una “iperproduzione” e di ripetere ciò che successe ad inizio del secondo millennio quando per produrre di più si utilizzarono anche torcedor poco esperti … con il risultato che alcuni prodotti risultarono troppo carichi di tabacco (e quindi troppo “stretti”) o poco carichi dello stesso. Tu cosa prevedi ?

Risposta Francesco MINETTI - Credo che Cuba abbia imparato la lezione e non commetterà gli stessi errori del passato, errori dettati anche dalla necessità e da un embargo terribile. Ormai la struttura marketing  di Habanos si è permeata di cultura occidentale con le varie società avviate in Europa, africa , medio oriente e Asia. Altadis, Coprova, Phoenecia, Diadema e molte altre società, costituite pariteticamente tra cubani e occidentali hanno permesso un transfer culturale. Quindi gli uomini di marketing sanno perfettamente che maggiori spazi si creano e maggiori sono le aspettative del mercato e risulta inutile, se non dannoso, aumentare indiscriminatamente la produzione. Quello che potrebbe accadere, invece, è un aumento dei prezzi perché il sigaro cubano va considerato comunque un bene di lusso.

Risposta Luigi FERRI - Ecco, quando parlavo di "programmazione oculata" mi riferivo proprio a questo. Credo che ci sarà tutto il tempo per i cubani di prepararsi al nuovo assetto del mercato mondiale e adeguare con gradualità un inevitabile aumento indotto della produzione. Sarebbe sciocco e controproducente, da parte loro, ripetere gli errori del passato.

Risposta Salvatore Parisi - No, io penso che i cubani abbiano imparato la lezione, tutte le produzioni extra-cubane sono nate da quell'episodio. Ora poi tutte le fabbriche hanno le macchine per il controllo del tiraggio ed il controllo della qualità. Imparata la lezione penso proprio non succederà più ...

Risposta Nicola PILEGGI - Credo che da tempo la leadership di Habanos sta lavorando e si sta preparando ad un evento simile; la qualificazione del personale é un dei tanti problemi da affrontare ma sicuramente il più semplice da risolvere. In generale le "forze ed il terroir" son sufficienti per soddisfare ogni richiesta; il problema é che l'embargo ed una serie di problematiche legate allo stesso hanno fatto diminuire le rese. E' come avere un motore sfruttato al 25/30% della sua potenza.

Feci questa domanda qualche anno fa ad un grande esperto, appena pensionatosi a Londra, in occasione di un evento ed il Direttore Emerito di Hunters & Francau S.Chase mi disse che le fincas producono meno del 30% di quello che potrebbero, il vero problema sarà ritornare alla tipicità di marca non disperdendo il patrimonio di conoscenza, il know how e tutte quelle capacità professionali fin qui riorganizzate.

Aggiungo che anche l'accorpamento della proprietà o quella collettiva potrebbero far sorgere problemi, anche se i capitali stranieri son già presenti nell'asset che oggi gestisce i sigari avana, non ancora nella società che li produce e difficilmente consentiranno una dispersione.

- Luigi FERRI -

Domanda - I mercati orientali in questi anni stanno facendo la “parte del leone”, ora con l’invasione dei turisti americani, o addirittura con l’eventuale cancellazione totale dell’embargo, si rischia veramente di svuotare tutti i magazzini e che le produzioni migliori vengano dirottate verso questi mercati ?

Risposta Francesco MINETTI - Vale quanto detto sopra, non credo che Cuba farà a meno dei partner storici (Gran Bretagna, Svizzera, Spagna, Germania, Italia) e che comunque ci sarà una attenzione per quei mercati consolidati che hanno sempre dimostrato capacità di apprezzamento. Personalmente credo che questo aumento esponenziale di “Nuovo” mercato farà solo bene. Migliorerà l prodotto perché si ritroveranno a dover aggredire un mercato evoluto e abituato a determinati standard.

Risposta Luigi FERRI - Come ho detto, penso che l'apertura del mercato americano non sarà improvvisa. Non escluderei anche dei seri problemi sui marchi che, se non troveranno un accomodamento amichevole, potrebbero sfociare in complicate vertenze legali. Anche le associazioni dei maggiori produttori dominicani, nicaraguensi e honduregni potrebbero mettere in atto delle resistenze, specie se a loro non sarà consentito l'accesso alla materia prima sul territorio cubano. Quanto ai turisti, non mi preoccuperei molto. Per il momento infatti è consentito portare, per uso personale, non più di 100 dollari di valore in sigari: veramente poco.

Risposta Salvatore PARISI - Accadrà qualcosa di straordinario. In meno di due anni tutto potrebbe tornare come prima di Castro, Cuba come l'abbiamo vissuta noi non esisterà più … Come ho detto a Cuba possono produrre di più senza influire negativamente nella qualità … qualche anno fa hanno ridotto la produzione perché c'erano meno vendite viste le restrizioni dovute alle leggi sul fumo, allo magari allo scemare della moda e dello status symbol rappresentato dai sigari. Però con l'eventuale fine dell'embargo ci sarebbero nuovi scenari verso un mercato particolarmente interessato ai sigari.

Risposta Nicola PILEGGI - In un primo momento questo potrebbe accadere soprattutto perché la rete distributiva é presente sul territorio americano. Ma non esiste una produzione migliore o peggiore da dirottare esistono assegnazioni in proporzione al mercato che si rappresenta, esistono in tutti i paesi   distributori nazionali direttamente o indirettamente controllati da Habanos sa e quindi ognuno avrà le sue assegnazioni, ovvio che se gli italiani fumano meno avana dei francesi le potenzialità di vendita faranno la differenza, ma le assegnazioni avranno comunque un minimo comun denominatore nella distribuzione dei brand e delle edizioni più ricercate.

- Salvatore PARISI -

Domanda - A parte coloro che riuscivano ad avere sigari cubani, il fumatore americano tipico è abituato a fumare altri tabacchi … c’è la possibilità che dopo un primo “saccheggio” molti di loro tornino alle proprie abitudini “extra-cubane” ?

Risposta Francesco MINETTI - Io non ritengo il fumatore di sigari americano uno sprovveduto. Sono fumatori di sigaro molto più evoluti di noi. Non hanno mai potuto approfittare dei sigari cubani viste le leggi vigenti, ma sanno cosa sono i sigari cubani e sanno scegliere e capire. Esempi calzanti sono Frank Nisenboim o Hooman Bahmandeji , grandi esperti americani.

Risposta Luigi FERRI - Se l'apertura non sarà graduale, è chiaro che potrebbe verificarsi un "saccheggio". Non credo, ma se anche fosse così il mercato poi si riequilibrerà, anche se temo che possa esserci un aumento dei prezzi dei sigari cubani. In questa ottica, c'è anche da considerare che nel medio periodo, con l'apertura degli scambi commerciali, le condizioni socio-economiche dei lavoratori a Cuba dovranno cambiare in meglio. Il mercato mondiale dei sigari premium non potrà non essere ridisegnato, anche se l'orologio del tempo non tornerà indietro di cinquant'anni. L'augurio che ci possiamo fare è che l'inevitabile cambiamento, nel medio e lungo periodo, porti a un innalzamento del livello qualitativo generale (Cuba compresa), anche se la forbice dei prezzi tra Cuba e gli altri Paesi potrebbe allargarsi. E' prevedibile uno sfoltimento dei produttori non-cubani meno qualitativi, arginabile solo con un sensibile miglioramento del rapporto qualità/prezzo delle loro produzioni. Faccio un altro scenario possibile: se a Padron, a Fuente o a Davidoff, per fare tre nomi a caso, fosse consentito l'accesso alla materia prima cubana, potrebbero produrre una o più linee cubane a prezzo elevato e altre linee nicaraguensi e dominicane a prezzi minori.

Risposta Salvatore PARISI - Dubito che ciò possa succedere … puoi mangiare la pizza in ogni parte del mondo poi quando scopri quella "napoletana" non l'abbandoni più … il tabacco cubano è troppo buono, unico, sarà difficile che i fumatori americani che ancora non lo conoscono non lo apprezzino. Penso inevitabile che scelgano di fumare il meglio !

Risposta Nicola PILEGGI - Il mercato americano é un mercato di fumatori che fumava capa candela la AMS era sinonimo di fasce verdastre, oggi é abituato ad una serie di oscenità aromatizzate o cose abominevoli che chiamano sigari, non é detto però, può darsi che scoppi un nuovo amore per gli avana perché comunque gli avana sono sigari per pochi ed il meglio purtroppo, ( ed io aggiungo per fortuna) non é per tutti.

- Nicola PILEGGI -

... noi ... apertura o non apertura ... la nostra "passione" la continueremo a coltivare ... perchè il Sigaro Avana è il più buono del Mondo !!!

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