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SMOKING ... STORIA DELLA GIACCA PER FUMARE

Smoking Jacket ... le origini e la storia di una giacca tanto cara ai fumatori di Sigari Avana in una storia raccontata da Massimiliano Giannocco.

Alle origini dello Smoking

Al numero 15 di Savile Row, la strada unanimemente considerata come il luogo dove il bespoke maschile trova la sua sublimazione, è possibile ammirare l’elegante vetrina della Henry Poole & Co.

Fondata nel lontano 1806, la celebre sartoria londinese vanta una serie di meriti indiscussi, tanto da assurgere, fin dagli albori, all’ambito ruolo di fornitrice di abiti su misura per la famiglia reale britannica, che si è compiaciuta di ricompensarne la qualità con una quarantina di Royal Warrant, autentico record.


Ebbene, secondo alcune fonti, tra le quali Angus Cundey, presidente di Henry Poole & Co., lo smoking sarebbe nato in questo luogo.

Quale documento utile a suffragare la teoria, il registro degli ordini della casa sartoriale.

Nel 1865 il futuro Edoardo VII ordinò una short smoking jacket, da indossare nella propria residenza di campagna, nella contea di Norfolk, presso la Sandringham House.

Per intenderci in maniera indicativa su cosa il Principe Bertie stesse indugiando nei sui desiderata, ecco la definizione di smoking jacket fornita, nel 1850, dal prestigioso Gentlemen’s Magazine of London: “a kind of short robe de chambre, of velvet, cashmere, plush, merino or printed flannel, lined with bright colours, ornamented with brandenbourgs, olives or large buttons”.

- Burgundy Smoking Jacket del 1944 utilizzata nel film Gaslight -

Proprio in quegli anni, dunque, si rivelò necessario, tra la nobiltà e i gentiluomini britannici, disporre di una giacca da fumo, considerata la sempre più abitudinaria tendenza, specie dopo la Guerra di Crimea e i contatti con certe abitudini turche, a gustare, dopo pranzo, una piacevole fumata combinata con buon alcolico.

Da qui la nascita della “giacca per fumare”, la “smoking jacket” voluta dal figlio della Regina Vittoria.

La ragione dell’alba di questo abito? Fu un fatto di educazione.

Da buoni gentlemen, ci si preoccupò di indossare sopra il vestito da sera, che fino agli anni ottanta dell’800 venne identificato sostanzialmente con il frac, una giacca al fine di evitare di restare impregnati del forte odore di sigaro, che tanto disappunto suscitava tra molte donne all’epoca.

Giorgio Mendicini, nel suo capolavoro “L’eleganza maschile”, definisce genericamente lo smoking come “una giacca conviviale per la sera – nera, senza code e con revers a punta di lancia”, mentre una delle sue versioni odierne, “con il collo sciallato, fu ripresa da quella che gli inglesi chiamavano smoking jacket (giacca per fumare), una sorta di veste da camera di velluto”.

Riconosciuti i giusti meriti britannici, non possiamo commettere l’imperdonabile errore di ignorare la dominante corrente di pensiero che vuole la nascita dello smoking, inteso come abito e non semplicemente come giacca, in terra statunitense.

Nell’autunno del 1886, Grisword Lorillard, quarto figlio dell’uomo del tabacco Pierre Lorillard IV, indossò lo smoking al Tuxedo Club, ambiente esclusivo aperto quello stesso anno nell’Orange County, New Jersey.

Il che spiega perché questo completo da sera, d’obbligo nelle serate di teatro più eleganti e in occasioni speciali, specie se sull’invito è riportata la locuzione “black tie”, negli Stati Uniti d’America non venga chiamato smoking, ma “tuxedo” (o “tux”) ovvero, specialmente dalle parti di New York City, “dinner coat”.

In effetti lo smoking è chiamato in tal modo solo nei paesi latini, Italia e Francia su tutti.

E il suo nome cambia nella stessa Inghilterra, dove è noto come “dinner jacket”, poiché la “smoking jacket” resta, ancora oggi, la giacca da casa o da camera utile a evitare di mantenere addosso alle vesti l’odore di sigaro; questa “lounge suite”, tanto amata dai dandies appassionati di fumo lento, è chiamata dagli americani “english drape”.

Pertanto, è consigliabile fare attenzione alle parole, mai come in questo caso da usare con opportune proprietà di linguaggio, al fine di evitare fraintendimenti terminologici in una conversazione internazionale.

Battute a parte, con buona pace degli americani a cui dobbiamo l’abito da non volger al pubblico sguardo, per nessuna ragione, prima dell 18, l’attuale foggia della dinner jacket, ops, tuxedo, pardon, smoking, la dobbiamo a un inglese.

- Edoardo VIII -

Il futuro Re Edoardo VIII e Duca di Windsor, infatti, trasformò, negli anni venti del ‘900, la giacca a un petto nella versione attuale, foggia a doppio petto di colore blue notte, che condivide col nero il titolo di colore appropriato per lo smoking.

Detto ciò, sarebbe auspicabile che, come la dinner jacket è ancora oggi usata nelle occasioni speciali, anche la smoking jacket tornasse nel guardaroba di un gentiluomo.

Come scritto da G. Bruce Boyer su Cigar Aficionado nel febbraio del 1999: “like anything that achieves a sublime marriage of form and function, the smoking jacket is back (not that is ever truly left us) as a quite useful part of a gentleman’s wardrobe”.

E poiché, seguendo Giuseppe Scaraffia nel suo prezioso “Dizionario del dandy”, “il sigaro del dandy è la sintesi della sua concezione del mondo e del suo atteggiamento verso di esso”, un fumatore di habano ha l’obbligo morale di dotarsi di una elegante, utile e nobile smoking jacket.

 

 

 

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