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I MIEI QUARANT'ANNI A L'AVANA

Una bellissima storia ... per il quarantesimo compleanno il "Confratello" Silvio ha visitato per la prima volta la nostra "terra promessa" ... viviamo nel suo racconto il viaggio !

Raggiunta l’età della maturità decido che il momento per visitare l’Isla Grande sia giunto.

Farò questo viaggio con mia moglie e quindi mi organizzo cercando di renderlo interessante e piacevole anche per lei, ma le prime cose da fare però sono strettamente legate al mondo del puros, sono obbligato.

Prima mattinata al Habana, cafecito da Partagas ed un puro nel salon, si deve iniziare subito, lì incontro Eugenio (un amico degli amici), subito si crea quella sintonia che è frequente tra chi condivide le stesse passioni.

Eugenio ci accompagnerà per la città facendoci visitare la Habana Vieja, le piazze ed i principali monumenti poi ovviamente si finisce in un ristorante creolo, preferisco la cucina locale a quella internazionale o peggio italiana all’estero, e tuttavia anche se povera il cibo è molto soddisfacente, bisogna adattarsi al tutto insieme nello stesso piatto, ma è gradevole, poi sono al Habana e può andare bene così.

Terminiamo la prima giornata a plaza de la Revolucion, guardo le effigi del Che, è il 30 aprile e sono in atto i preparativi per la festa del primero de mayo, si attendono un milione di persone (qualcosa in meno) c’è fermento.

Ho una sensazione strana nel visitare la Habana, mi sembra di conoscerla da sempre, ma più passano i giorni e più mi rendo conto che conosco le principali attrazioni, ma non il tessuto sociale, l’aria che si respira, la musica che si ascolta perennemente, gli spruzzi di mare sul Malecon li ho si visti in foto ma viverli è diverso, ed ancora l’accoglienza delle persone, la magia dello stare nel caribe, in un paese socialista a meno di cento miglia da Zio Sam.

I giorni volano tra Playa del Este, una visita alla fabbrica de La Corona, uno stupendo pellegrinaggio a Pinar, dove purtroppo era già stato fatto il raccolto, ma ho potuto comunque vedere e toccare la passione per il tabacco, la cura per un prodotto unico e non replicabile, ho trascorso anche una stupenda serata al Tropicana una tappa immancabile per chi visita la Habana, notevole.

A Pinar mi dicono di aver visitato la vera Cuba, quella dei contadini liberati dalla schiavitù, dove probabilmente è nata la rivoluzione.

Ovviamente ho fumato l’impossibile, i primi giorni anche sei sigari al dì, poi mi sono ambientato ai ritmi, tutto più soave, fumavo sempre uguale per carità, ma più lentamente, guardandomi attorno, cercando di capire cosa è Cuba oggi, parlando molto con i cubani e tentando di comprendere le contraddizioni della vita a Cuba, ma anche la semplicità delle famiglie al mare, senza smartphone, che giocano, bevono (tanto) e si divertono.

Cosa porterò a casa del habana? I sigari ovviamente, il ron di certo, la giornata a Pinar con Josè una persona meravigliosa, molto competente sul tabacco anche se ciò che più mi ha colpito è la sua serietà, la sua dignità di uomo.

Ma anche cose più frivole come una cena da Santi a Marina Hemingway, a base di pesce crudo, si pesce crudo a Cuba, il cuoco Santi aveva imparato la preparazione dallo chef dell’ambasciata giapponese, una vera delizia ed un atmosfera più da sud est asiatico che caraibi, poi porterò le passeggiate nel Habana Vieja, il Daiquiri al Floridita ma solo con Eugenio perché è un’altra cosa, i pescatori che intorno alle undici arrivano sulla spiaggia e ti vendono il pescato, la vista dalla terrazza del Ambos Mundos sorseggiando un mojito, fumando un sigaro alle nove e…………boom il cannonazo non si entra e non si esce più dal Habana, le porte sono già chiuse, ci vedremo il prossimo anno al X Amicigar Day.

 

 

 

 

 

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Venerdì, Aprile 10, 2020

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